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Perché

quel 26 luglio1988...
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Dedicato a Roberta
Quel 26 Luglio 1988
Roberta Lanzino ha 19 anni, quando, sulla strada per il mare,
dove si sta recando, in motorino, seguita a breve distanza dai genitori che si
fermano per brevi soste impreviste, viene selvaggiamente aggredita, seviziata,
violentata e uccisa. La sua giovane vita viene spezzata, così, all’improvviso
e casualmente. Una semplice, felice, solare, ragazza, muore, barbaramente
muore, per la sola “colpa” di essere donna. Una ragazza, una possibile figlia
di ogni mamma e di ogni papà.
Concluso brillantemente il primo anno di vita universitaria, si
preparava a vivere la spensierata felicità di una estate al mare, in attesa di
una nuova esperienza che l’attendeva a Settembre, in un Campus sindacale.
Un Settembre che per lei non arriverà mai.
Arriva invece la mano assassina degli stupratori. Roberta muore,
per un taglio alla gola: le spalline, conficcate nella bocca, certo per attutire
il suo urlo di dolore; almeno cinquanta ferite e una caviglia slogata: il suo
vano tentativo di sfuggire alla furia delle bestie umane. E sul suo corpo,
l’impronta biologica degli assassini, quel liquido seminale, testimonianza di
una violenza connotata. Eppure lo Stato, ha assolto. Non per assenza di indizi,
ma perché la scienza investigativa, che ha il compito di elevare alla dignità di
prova gli indizi raccolti, si è dimostrata inadeguata, improfessionale,
incapace, come apertamente dichiara la stessa sentenza di assoluzione.
La Storia di Roberta è questa. Ha camminato con noi, limpida,
luminosa, bella, semplice, pulita. Ha seminato sana allegria. Ci ha amato.
La Fondazione “ Roberta Lanzino” nata da quella tragedia, e
voluta fortemente dai genitori, assume nel tempo significati sempre più decisi
e simbolicamente forti.

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