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Perché

quel 26 luglio1988...
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Prima è il desiderio di memoria, è la mano tesa alla collettività
perché non dimentichi quel sacrificio; è la voglia di dare all’assurdità inspiegabile, un senso; alla morte, l’illusione della
vita. Poi diventa di più. La certezza che quella tragedia non può rimanere
patrimonio privato del singolo, perché essa appartiene alla coscienza di tutti.
Il diritto alla Vita e alla Giustizia negato a Roberta, è il
diritto alla Vita e alla Giustizia negato ad ogni Uomo e ad ogni Donna.
La morte
di Roberta, non la prima nella Storia della Calabria, non certo la prima nella
Storia delle Donne, ha rappresentato per la Regione, un punto di non ritorno:
da lì, sono nate nuove consapevolezze e se oggi, anche in Calabria, si riesce a
nominare la violenza alle donne e ai minori, lo si deve molto alla forza
propulsiva di quella morte, che ha spinto in avanti la costruzione di una
cultura del rispetto dei generi e dei deboli.
Roberta, così, vive tra noi, motore vivo di questa forza che
vuole diffondere consapevolezza del diritto; vuole creare luoghi di
solidarietà e di parola, per accogliere e sostenere.
E questo non è più solo desiderio di memoria, ma è molto di più:
E’ circolazione di pensiero . E’ ascolto e attenzione. E’
messaggio. E’ fatica. E’ amore. E’ testimonianza dolorosa, ma caparbia, che
nessuna tragedia può rimanere inutile.
Franco e Matilde Lanzino
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