Una messa per Roberta

 

Lettera aperta di Franco e Matilde Lanzino

Trent'anni dalla morte di Roberta:
tra FALLIMENTO della Giustizia e CAMMINO della solidarietà

 

L'istinto più forte ci suggerisce di tacere, quasi una sorta di autodifesa, ormai giunti alla nostra non più giovane età. Il dovere invece ci dice di parlare, sempre guidati, ovviamente, dalla consueta equilibrata eticità che ha accompagnato la nostra intensa presenza sul territorio in questo trentennio che oggi ci sembra incredibilmente lungo, ma anche incredibilmente veloce.

Cosa è accaduto in questi trenta anni?

Per noi è accaduto questo:
Abbiamo serrato nel cuore e nella nostra intimità la distruzione delle nostre vite;
abbiamo offerto al territorio il sacrificio di Roberta, vittima innocente di maschi vili oltre che bruti, facendo della lotta contro la violenza alle donne, la nostra lungimirante vision e la nostra quotidiana mission;
abbiamo chiesto serietà e professionalità alla Giustizia degli uomini, nei Tribunali;
noi abbiamo tenuto fede a questo cammino, con coraggio, perseveranza, fiducia, impegno, sacrificio, bypassando con determinazione gli inevitabili momenti di ripiegamento e di stanchezza.

Attraverso la Fondazione "Roberta Lanzino", a cui nel 1989 abbiamo dato vita, collegata anche al numero verde nazionale 1522, migliaia di donne con i loro figli e figlie, sono state sostenute e accompagnate nel percorso di liberazione dal giogo di uomini violenti e prevaricatori; decine e decine di migliaia di giovani sono stati "toccati" nelle scuole dalla nostra animazione culturale che li ha orientati verso i temi della parità e del Diritto; abbiamo costruito con la collaborazione degli Enti pubblici, una struttura che rappresenta per modernità e operatività un serio ed importante modello di accoglienza e ospitalità; abbiamo arricchito il territorio di una grande Biblioteca orientata sui temi di genere e del sociale, con apertura di spazi anche in alcuni Istituti scolastici; abbiamo messo a disposizione del territorio nazionale la pinacoteca tematica nata dal dono, a Perugia, di 65 artiste nazionali; bandiamo concorsi a premi e borse di studio nelle scuole, offriamo spazi liberi di dibattito, accompagniamo tesi, gestiamo progetti approvati dai Ministeri, riceviamo continui premi e riconoscimenti dalle realtà locali e anche nazionali e strade e strutture continuano ad essere intitolate a Roberta.

NOI dunque ci siamo stati. NOI concretamente ancora ci siamo!!!
E il cammino della GIUSTIZIA, invece, come è stato?

Quel 26 luglio Roberta andava "felice coi riccioli al vento verso lo sua estate di gioia". Aggredita e violentata certamente dal branco (due - tre? Chissà), NON HA AVUTO GIUSTIZIA. Tutti assolti anche nel secondo sonnolento processo.

Gli stessi Tribunali riconoscono errori ed improfessionalità che hanno impedito di "aprire un varco" in quel muro di terrore visibilissimo e tangibile nelle testimonianze di quella difficile e "pericolosa" strada di Falconara albanese.

MA NOI ANCORA CI CHIEDIAMO CON KAFKA: "Ci sarà un giudice a Berlino" per Roberta?

Oggi, però, nel trentesimo anniversario del suo martirio, nell'invitarvi tutti a partecipare alla Messa, alle ore 19 presso la Chiesa di s. Antonio di Padova, a Commenda di Rende, desideriamo che la ricordiate con le parole che in quei terribili giorni, abbiamo fatto scaturire dal suo stesso cuore, benché ormai spento:

 

"AI vento non avevo visto cader che gli aquiloni"

Ricordatemi così
spontanea
sorridente
limpida
amica

Ricordatemi così
felice di aiutare lo mia mamma
di giocare con lei come una bimba felice
felice di offrire al mio "papino"
il caffè caldo caldo
felice di scherzare con Giuseppe
felice di stuzzicare il nostro Luca
felice di parlare a Mari/ena
di tutto
della scuola
della vita
di speranze di sole di mare
felice di ritrovare i compagnucci
per ridere con loro e studiare
costruire
operare.

Ricordatemi così
pronta a dare una mano
pronta anche a riceverla una mano
pronta sempre a comprendere
pronta a voler bene

Ricordatemi così

Ricordatemi così
sempre